Carlo Cracco, da Milano a Baku

Carlo Cracco, da Milano a Baku

Il 22 Novembre si è tenuta a Baku, nell’ambito delle iniziative della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo - manifestazione co-organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Azerbaigian e dall’Italian Trade Agency a Baku (ICE) - una conferenza ruotante attorno al tema delle attività culinarie e dello sviluppo sostenibile. L’evento, significativamente,  é stato ospitato nell’Expo Café, padiglione esposto all’Expo di Milano nel 2015, a rimarcare unione e vicinanza tra italianità e Azerbaijan, tra innovazione e tradizione. In questa occasione, abbiamo avuto il piacere di incontrare uno degli chef italiani per eccellenza, ormai simbolo culinario italiano e tv star, Chef Carlo Cracco.

Carlo Cracco inizia la sua carriera dall’alto: nel 1986, presso “Gualtiero Marchesi”, rinomato ristorante nel milanese. Dopo una lunga carriera, ricca di collaborazioni internazionali, ristoranti e brand diversi, arriva a essere premiato con 2 Stelle Michelin. Dopo un altro clamoroso successo, quello televisivo con Masterchef, e dopo numerosi altri progetti nella ristorazione, apre il suo ultimo ristorante in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, nel febbraio 2018, che comprende sia la parte di ristorante che quella di caffè-bistro, oltre che un ulteriore spazio privato riservato a eventi.

Andiamo a vedere cosa ci racconta durante questa appassionante intervista!

  • Buongiorno Chef, e ben arrivato a Baku!
    Ci chiedevamo, se dovesse scegliere… il suo piatto preferito, da preparare e da mangiare?

    Il piatto preferito è sempre difficile da dire … è un po’ limitare la scelta, la nostra cucina poi — quella italiana — ti offre talmente tanto che è difficile rispondere, ma sicuramente la pasta e la pizza, sono i piatti che quando stai all’estero poi ti mancano di più.
  • Volevamo poi chiederle del suo ristorante “Cracco” a Milano, com’è nata la scelta della location in Galleria Vittorio Emanuele e in generale come si è sviluppata l’idea?
    Nasce da un’opportunità che è quella di recuperare un immobile che era stato lasciato e completamente da rifare, e il comune di Milano voleva recuperare l’immobile ma dedicandolo all’eccellenza, cercando di inserire all’interno della Galleria non solo un ristorante normale, ma qualcosa che fosse in più, un qualcosa che potesse dare un valore aggiunto. Da lì partecipando al concorso abbiamo vinto e così è nata l’opportunità. Abbiamo scoperto questo bellissimo luogo, davvero incredibile, perché dall’interno è ancora più bello vedere poi l’esterno, per cui da lì la scelta di fare un qualcosa di veramente unico.
  • La sua filosofia quando cucina? Guarda più alla riuscita del piatto, alla soddisfazione del cliente..? E’ un insieme di cose?
    Il nostro obiettivo è quello da un lato di cercare di valorizzare tutta quella che è la materia prima, restituendola in modo “bello” e “buono”. Dall’altro cercare di esprimere la nostra creatività, il nostro tocco, la nostra differenza con dei piccoli interventi. Stasera faremo il menù e abbiamo un’idea innovativa che seguiremo, faremo la pasta senza la farina ad esempio, poi un risotto e una carne, ma che andrà a completare tutto un percorso che cerca un po’ di accompagnare il cliente attraverso i piatti.
  • Ha avuto modo di esplorare qualcosa della cucina locale, o che l’ha incuriosita?
    Sono arrivato stanotte — ride — ma spero assolutamente di averne l’opportunità! Me ne hanno parlato, penso dopo questa conferenza se avrò tempo prima della cena di stasera.
  • Progetti per il futuro?
    Ce ne sono … il passo successivo adesso in Italia è quello di aprire un’azienda agricola: produrre del vino, dei prodotti controllati, fino a creare una linea orizzontale che provenga dal nostro
    territorio. E’ importante evolvere anche in cucina, e questa è un’occasione per migliorare e migliorarsi, l’eccellenza richiede impegno, ma poi i risultati si vedono.

Durante la conferenza lo Chef interviene ponendo l’accento sull’importanza della Cultura. Come cioè sfruttare la cucina locale sia importante per capire dove si sta andando.

«E’ importante» dice «capire dove siamo, dove mangiamo, dove andiamo ad operare, e qui in Azerbaijan c’è una forte cucina locale. E’ interessante prendere qualche spunto».

«L’unicità dei prodotti è un valore aggiunto» continua «ed è frutto di un prodotto. L’agricoltura è una parte importante e molto forte di un paese. Alcuni prodotti devono essere garantiti e tutelati, che siano vino, formaggi, spezie o carne …».

«Conoscere significa  sapersi confrontare, e sapersi confrontare significa crescere. Sono arrivato ieri sera e spero di conoscere questo paese al più presto, e credo l’esperienza più bella per entrare in contatto con un luogo sia approcciarne la cucina».

Con queste parole ci lascia uno degli Chef italiani più conosciuti al mondo, facendo una riflessione che dalla cucina si estende a tutto il resto. Ci propone curiosità e creatività, ci suggerisce di immergersi nei piatti, assaporarli e domandarsi, di unire passione a divertimento per scoprire qualcosa di più su un paese. In questo modo ancora una volta Cracco insegna: ci trasmette l’eccellenza italiana, e unendola ad altre, la migliora.

Scritto da Giulia Clamer